5 mila chilometri negli Stati Uniti 2026
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20 gennaio 2026

USA come stanno e come si muovono

Prima con il Presidente Obama gli Usa spingevano sui piccoli motori e le piccole auto. 

Poi con il Presidente Biden gli Usa spingevano sulle auto elettriche. 

Oggi con il Presidente Trump c’è energia per non spingere su nulla. E lasciare libertà di scelta.
Cambiano quindi le prospettive. 

Le auto elettriche vanno meno. Le ibride plug in che da noi in Europa la politica spinge, di là non se le fila nessuno e stanno sparendo dai listini ma c’è anche da raccontare che quando si fa rifornimento c’è chi premia l’uso del contante.  

5 mila chilometri da San Francisco alle distese di roccia rossa di Moab con una Jeep Wrangler Rubicon 4x plug in per non fermarsi davanti a nulla e scoprire di tutto di più. A partire dagli americani che non amano le elettriche per il costo dell’energia elettrica alto quando la benzina oramai costa pochissimo ma anche un ritorno dell’uso del contante che è un segnale da non sottovalutare. Un viaggio all'insegna della scoperta con un mezzo speciale in una zona del pianeta da sogno dove la libertà è davvero ai massimi.  

 

La Jeep Wrangler 4xe Rubicon, la versione più votata all’uso off road, è dotata di trazione integrale inseribile con ridotte, blocco dei differenziali anteriore e posteriore e barra stabilizzatrice anteriore disinseribile, per aumentare l’escursione delle sospensioni oltre a pneumatici tassellati BF Goodrich All Terrain. 

Il motore a benzina è un 2.0 Turbo da 272 cv accoppiato ad un motogeneratore ed un motore elettrico da 108 cv per una potenza combinata di 380cv. 

Il comparto elettrico è alimentato da un pacco batteria da 17kWh, sigillato per i guadi, sufficienti per percorrere circa 15km in full electric. 

I primi giorni sono stati dedicati alla costa californiana nell’area di San Francisco, i cui rinomati saliscendi hanno permesso di apprezzare la frenata rigenerativa del Wrangler, grazie alla quali si recupera parte dell’energia che altrimenti andrebbe dissipata in calore con l’utilizzo dei freni. Dopo un’iniziale fase di adattamento al nuovo stile di guida, l’opzione di rigenerazione massima permette di recuperare una buona quantità di energia, specie nei percorsi urbani dove le frenate e ripartenze sono più frequenti, arrivando a percorrere oltre il 20% del tragitto in elettrico, grazie alla sola ricarica per rigenerazione. 

Sul fronte energetico, il confronto tra elettrico e benzina negli Stati Uniti è impietoso. Qui emerge anche la diversa percezione che gli americani hanno delle ibride plug-in: a differenza del successo crescente registrato in Europa, oltreoceano non hanno mai conquistato davvero il mercato. A confermarlo è la recente decisione di Stellantis di ritirare dai listini USA i modelli Jeep PHEV, incluso proprio il Wrangler 4xe oggetto della prova.

Nella realtà statunitense, le plug-in come il Wrangler 4xe appaiono più come un esercizio tecnico che una reale soluzione d’efficienza. Il motivo principale è economico: il costo del carburante resta di gran lunga più vantaggioso rispetto alla ricarica elettrica. Per ricaricare i 17 kWh della batteria alle colonnine pubbliche abbiamo speso tra 6 e 12 dollari (inclusi i costi di parcheggio) ottenendo meno di 20 km di autonomia elettrica, mentre la benzina oscilla da 1 $/l in California a 0,60 $/l in Nevada e Utah. Con questi prezzi, ricaricare la batteria diventa antieconomico, e l’uso quotidiano di una plug-in finisce per assomigliare più a quello di una mild hybrid, con in più l’ingombro e il peso del pacco batterie. Che è superiore ai 200 kg!

Nel nostro caso, su un totale di circa 5.000 km, il consumo medio si è attestato intorno agli 8 km/l, con la maggior parte del percorso affrontata sulle highway, cioè nel contesto meno favorevole per un Wrangler con gomme tassellate e aerodinamica da mattoncino LEGO. In queste condizioni abbiamo registrato valori compresi tra i 6 km/l a 130 km/h e i 10 km/l a 90 km/h, numeri che riflettono chiaramente l’impatto della sezione frontale e della maggiore resistenza al rotolamento degli pneumatici specialistici. Alla pompa, però, il conto resta sorprendentemente digeribile per un automobilista europeo: con meno di 40 dollari (circa 35€ al cambio odierno) si fa il pieno dei 65 litri del serbatoio, e il tema dei consumi passa rapidamente in secondo piano, almeno dal punto di vista psicologico.

L’unico vero disagio, più che il costo del carburante, è la limitata autonomia complessiva: con i consumi rilevati, un pieno garantisce meno di 500 km, una distanza che mal si sposa con le prospettive infinite di Nevada e Utah. In questo contesto, il pacco batterie del 4xe diventa quasi un’arma a doppio taglio: non aumenta in modo apprezzabile l’autonomia totale, ma va a occupare spazio a scapito del serbatoio, che sulla versione non ibrida arriva a circa 81 litri contro i 65 litri del nostro esemplare. Il risultato è una vettura perfettamente a suo agio nel fuoristrada e negli spostamenti medi, ma che sul capitolo “range” resta meno allineata alle abitudini di viaggio americane, abituate a coprire centinaia di miglia senza nemmeno pensarci.

Si evidenzia un altro trend, da noi non diffuso, i prezzi esposti dai distributori solitamente si riferiscono al prezzo con pagamento in contanti, in caso di pagamento elettronico alcuni distributori applicano un rincaro anche di 20/30 centesimi al gallone. 

Un road trip simile ma più esteso l’avevamo già fatto nell’estate del 2023, con un Jeep Grand Cherokee sempre 4xe, che non era stato risparmiato da qualche uscita su sentieri sterrati più o meno impegnativi, quindi non potevamo privarci di fare un confronto con il più specialistico Rubicon. 

Il primo assaggio è stato fatto nei pressi di Caineville, nella Recreation Area di Swing Arm City, famosa area dedicata al fuoristrada (OHV/ATV), caratterizzata da un paesaggio lunare di colline di argilla bentonitica, ideale per moto e quad, con terreni che vanno da facili a estremi, perfetto per chi cerca un "parco giochi" naturale per avventure off-road di ogni livello, in cui è stato possibile apprezzare le doti fuoristradistiche del Jeep Wrangler. 

Il secondo paradiso dell’off road è poche centinaia di miglia più a Nord-Ovest, Moab cittadina che si trova in prossimità di 2 parchi nazionali, Arches e Canyonlands. Proprio quest’ultimo permette di avventurarsi, senza particolari permessi su sterrati più o meno impegnativi. Proprio qui abbiamo percorso lo Shafer Trail, uno sterrato di 27 km che inizialmente fiancheggia il fiume Colorado, che è possibile ammirare da punti panoramici a sul bordo del precipizio come il celebre Thelma e Louise Point, per poi inerpicarsi fino all’altopiano dell’Island in the Sky, per un dislivello di 500metri coperti con una serie mozzafiato di tornanti a strapiombo sul precipizio. La strada è sterrata ed è raccomandata a veicoli 4x4 rialzati, il Wrangler in questo frangente non ha deluso, permettendoci di goderci il panorama senza troppi patemi d’animo, grazie all’elevata luce a terra, e la possibilità di sfruttare le ridotte nei tratti in salita più impervi. 

Da notare che in modalità off-road, il motore viene sfruttato anche per ricaricare la batteria come riserva, dal momento che in caso di marcia con le ridotte, la trazione è inizialmente affidata al solo motore elettrico, per sfruttarne la coppia motrice da 0rpm; solo in caso di condizioni di marcato sforzo, o batteria scarica, interviene il motore termico a supporto. Il percorso prevede alcuni passaggi su pietraie, oltre che guadi nel fondo dei torrenti e in alcuni tratti è particolarmente dissestato, ma ricordiamo che con qualche accortezza in più è stato possibile percorrerlo anche con il Grand Cherokee 2 anni fa, senza gomme specialistiche, ma con qualche paura in più di toccare il fondo nei passaggi più impervi. La Sway Bar disinseribile del Wrangler, che aumenta l’escursione delle sospensioni, oltre che la maggiore altezza da terra han permesso di superare anche i tratti più impegnativi senza sudare freddo.

Per quanto riguarda la guida su strada, la riserva di potenza è tale da permettere di effettuare sorpassi, anche in salita senza particolari problemi, lo scatto è repentino considerando la mole del mezzo, e la velocità limitata elettronicamente a 160km/h è un buon promemoria per i guidatori più distratti, tenuto conto delle gomme da sterrato e l’alto baricentro, impegnativo nelle manovre al limite. Il giorno successivo, nei pressi di Salt Lake City non ci siamo fatti mancare l’emozione di un cambio gomma a causa di una foratura, per fortuna su asfalto, in quanto la stabilità del cric di primo equipaggiamento su un terreno sterrato non sarebbe stata incoraggiante. L’operazione ha richiesto solo un certo sforzo nel risollevare lo pneumatico maggiorato ad altezza del petto, per montarlo sul portellone posteriore.

Negli ultimi giorni, per rientrare sulla costa, abbiamo superato la Sierra Nevada passando sul lago Tahoe, in un panorama fiabesco, con foreste di conifere completamente innevate, in netto contrasto col panorama desertico dell’interno. Anche in questa situazione, il Wrangler ci ha permesso di affrontare le strade ancora innevate dal giorno prima, quando una nevicata di 1 metro aveva comportato la chiusura della strada, salendo senza problemi fino ai 2500 metri del Mt. Rose per godere del panorama invernale sul lago. 

Per quanto riguarda la qualità costruttiva, la vettura aveva già 27mila km prima del nostro viaggio, e oltre alla carrozzeria maltrattata da precedenti offroad, anche gli interni accusavano il colpo presentando segni e graffi sulle plastiche delle maniglie, pannelli di copertura che si sganciavano per i sobbalzi, oltre che un impianto di riscaldamento a malapena sufficiente nel periodo invernale, con temperature comunque più moderate rispetto alle nostre.

 

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