Le automobili moderne raccolgono moltissimi dati. Le sempre più numerose centraline registrano come guidiamo, l’uso ad esempio di acceleratore e freno; raccolgono informazioni su dove siamo attraverso la geolocalizzazione…insomma sanno tanto di noi. Questi dati possono servire a molti per capire se siamo guidatori sportivi, basandosi sulla velocità ma anche sul rapporto distanza/tempo; se siamo guidatori distratti, cogliendo il modo in cui freniamo; se siamo grandi utilizzatori o meno. Tutte queste informazioni possono essere di grandissima utilità, ad esempio concreto, per le assicurazioni poiché gli permette di analizzare meglio i rischi. Uno dei temi principali è quello di dove tutti questi dati confluiscono ma anche di che uso se ne fa.
La tecnologia sta assumendo un ruolo sempre più importante nell'industria automobilistica e i dati raccolti dai conducenti possono rivelare informazioni personali sulle abitudini quotidiane delle persone, come ad esempio dove lasciano i figli e le visite mediche. Nel 2023 la California Privacy Protection Agency ha avviato un'indagine sulle pratiche relative alla privacy delle auto moderne sempre più connesse. Mentre si indagava il New York Times ha riportato nel 2024 che General Motors condivideva i dati sul comportamento di guida dei consumatori con il sistema assicurativo. General Motors avrebbe guadagnato circa 20 milioni di dollari dalla vendita di dati a Verisk e LexisNexis. L'agenzia statale per la protezione della privacy ha già intrapreso azioni contro altre case automobilistiche. La Ford Motor Company è stata multata di 375.703 dollari a marzo e la Honda di 632.500 dollari nel 2025 per violazioni della privacy. General Motors dovrebbe pagare 12,5 milioni di dollari per risolvere le accuse di vendita illegale di dati di guida dei californiani. Il warning è su cosa succede da noi soprattutto con il diffondersi di tantissime automobili anche orientali su cui c’è molta opacità. Quando si sale su molte auto ad ogni accensione il sistema chiede l’autorizzazione. Ad esempio sulle Kia c’è un pop-up del servizio Kia Connect (precedentemente UVO). È esattamente lo strumento legale di cui si è fatto cenno: serve a Kia per ottenere il consenso esplicito e mettersi al riparo dalle normative sulla privacy come il GDPR. Il messaggio che compare sul display della Kia ogni volta che accendi il quadro rappresenta un vero e proprio contratto legale tra l’utilizzatore dell’auto e la casa automobilistica per l'attivazione dei servizi Kia Connect. In pratica premendo quel tasto si autorizza l'auto a inviare tramite la sua connessione internet integrata una serie di informazioni verso i server centrali dell'azienda. Questi dati riguardano non solo la posizione GPS necessaria per il navigatore e il traffico ma anche la diagnostica del motore e soprattutto il comportamento al volante come la frequenza delle frenate brusche o le velocità medie raggiunte. Sebbene in Europa esistano leggi molto severe come il GDPR che impediscono la vendita selvaggia dei dati questo consenso permette a Kia di elaborare il profilo di guida che potrebbe essere riassunto sotto forma di punteggio nella loro applicazione per smartphone. Il fatto che la schermata venga riproposta continuamente accade solitamente perché il sistema non ha ancora memorizzato un profilo utente definitivo oppure perché non è stata completata l'associazione tra il veicolo e l'app sul telefono. Per limitare questo passaggio si può navigare nei menu delle impostazioni del sistema di bordo cercando la voce relativa alla privacy e disattivando le funzioni di analisi che non si ritengono utili ricordando però che negare tutto potrebbe disabilitare anche i servizi di navigazione in tempo reale. Se si vuole stare tranquilli riguardo alle assicurazioni la cosa migliore da fare è aprire l'applicazione Kia Connect dal proprio cellulare ed entrare nelle opzioni del profilo per negare specificamente il consenso alla condivisione dei dati con partner terzi o per finalità di marketing.