Salone dell'auto di Francoforte 2019
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10 settembre 2019

ipocrisia, a Francoforte 2019 sta in vetta

Ha aperto oggi alla stampa e agli adetti ai lavori il salone dell’automobile di Francoforte. 
 
Più che le auto è protagonista la politica, con il partito della elettromobilità che spopola.
 
La messa proelettromobilità è cantata fortemente e c'è chi arriva ad invocare un fondo pagato da società elettriche-costruttori-stato, per garantire ricariche gratis! Il fine? Aiutare la diffusione delle auto elettriche così da abbassare le emissioni di CO2 della gamma e evitare le pesanti sanzioni del prossimo anno imposte dalla Comunità Europea a chi tanta CO2 emette.
 
I più non si interrogano se l’elettrificazione sia così pulita, forti del fatto che è passato il concetto delle zero emissioni per le elettriche pure e delle bassissime emissioni per le ibride plug in non considerando l’uso di batterie con ingenti parti di litio e cobalto ma non solo e che queste un impatto importante hanno e in più non considerando l’energia elettrica che viene consumata! Ma anche che le ibride plug in, cioè quelle la cui batteria si può ricaricare attraverso una presa di corrente, finita la carica della batteria che dura tra i 30 e i 50 chilometri come media (presto arriveranno plug in che promettono 100 chilometri di autonomia in solo elettrico) poi consumano tanto di più e quindi fanno aumentare l’impatto ambientale.

Tutto grazie a leggi che consentono di omologare automobili con valori zero quando non lo sono o estremamente bassi nel caso delle plug in in quanto il ciclo avviene solo su un percorso ridotto che favorisce questa soluzione. Facendo così passare un'auto a benzina plug in molto meno impattante di una Diesel quando non è così.
 

Il clima al salone di Francoforte quest'anno è tutt'altro che sereno e domenica c'è anche chi parla di una manifestazione contro un "settore altamente criminale" i cui prodotti vanno tolti dalle città. Tina Velo è portavoce e sembra abbia anche l'appoggio dell'associazione anti-globalizzazione Attac. L'azione è diretta contro un "settore automobilistico altamente criminale" e un "conglomerato di corporazioni e politiche guidato dalla mafia". L'industria deve essere "radicalmente smantellata" e bandita dalle città interne. Velo non è il suo vero nome, ha usato uno pseudonimo per proteggerla dalle minacce ma è un'altra figlia di questi tenmpi dove tutti dicono tutto senza aver studiato per bene. 

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